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Asti Gospel, il solito successo Asti Gospel, il solito successo

Martedì 1 febbraio 2000 - notizie

Due giorni di grande musica alla gloria del Signore

Due giorni di grande musica, in un continuo alternarsi tra il coinvolgimento del gospel e la meditatività del soul, la profondità dello spiritual e la malinconia del blues: questa, in sintesi, la storia di Asti Gospel 1999, la rassegna organizzata dal team del fratello Walter Aresca (Musictus) che anche quest’anno per due giorni ha fatto di Asti la capitale della migliore musica nera di ispirazione evangelica.

La quinta edizione di Asti Gospel - l’edizione della maturità, come è stata definita - ha proposto un programma particolarmente ricco di appuntamenti, che si snodavano nel corso delle giornate coinvolgendo un ampio pubblico, sia di credenti che di non credenti.

Nei pomeriggi di mercoledì e giovedì La Verne Jackson, artista americana particolarmente attiva nel panorama internazionale, ha proposto uno stage sulle origini della musica Gospel, conclusosi con un saggio finale dei partecipanti, che hanno accompagnato La Verne in alcuni pezzi nel corso della seconda serata; a notte fonda, in una sorta di dopofestival, artisti e pubblico si sono ritrovati all’Akenathon music bar, dove l’atmosfera meno formale ha permesso di dare vita a due entusiasmanti jam session tra musicisti ed estimatori, come pure di ascoltare dal vivo i Gospel Sound, giovani credenti piemontesi, per l’occasione impegnati su un repertorio Gospel tradizionale.

Ma al centro dell’attenzione non potevano non essere anche quest’anno i due concerti serali, capaci di calamitare al teatro Politeama di Asti centinaia di spettatori.

Presentate dalla validissima Alessia Ciuchi si sono alternate sul palco quattro formazioni, per mostrare quattro diverse sfaccettature di quella black music di cui il Gospel è il principale portabandiera.

Rutilante inizio con il blues di Toni Hooper, che con i suoi Mississippi Mudcats pur restando nel solco della tradizione è stato in grado di esprimere un repertorio originale: in particolare, di grande effetto la rivisitazione di “Amazing Grace”, pezzo tra i più classici della musica evangelica (il notissimo “Io vo’ narrar”), riproposto in un indovinato arrangiamento per chitarra.

Momento clou della prima sera l’esibizione di Jessy Dixon e dei suoi Chicago Gospel Singers: un vero coro Gospel, di quelli che si vedono nelle chiese statunitensi, capace di coinvolgere il pubblico in una continua interazione tra palco e platea.

La seconda serata è stata introdotta dalla potente voce spiritual di La Verne Jackson, che con Pippo Guarnera (apprezzabile pianista blues) ha ripercorso le tappe fondamentali della musica dei neri d’America, una musica fatta di dolore e di spiritualità, interpretata magistralmente dall’artista.

Ultimo gruppo della rassegna, i Chicago Soul Stirrers, gruppo storico dell’Illinois che nell’occasione ha alternato brani originali a rivisitazioni di grandi successi: voci perfettamente accordate, capaci di alternarsi alla conduzione come pure di restare discretamente sullo sfondo, per un risultato che ha ravvivato il pubblico fino a farlo scattare in piedi ondeggiando e battendo le mani.

In conclusione, Asti Gospel si chiude con un bilancio più che positivo: da un lato il festival è potuto essere una volta un momento di incontro tra credenti italiani impegnati nel campo della musica evangelica; dall’altro, è stato un importante occasione per diffondere il messaggio evangelico ai non credenti.


 

 

 

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